{"id":6646,"date":"2025-04-13T10:33:17","date_gmt":"2025-04-13T08:33:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/?page_id=6646"},"modified":"2025-04-13T10:49:42","modified_gmt":"2025-04-13T08:49:42","slug":"il-pro-e-il-contro","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/?page_id=6646","title":{"rendered":"Il pro e il contro"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/AD-3-TIT.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6647\" style=\"width:524px;height:auto\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>1<\/strong>.<\/h1>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019ottima serie Netflix \u00e8 diventata (giustamente) un fenomeno. Ma cosa dice di noi (e del nostro essere ormai inattrezzati di fronte a qualsiasi cosa)?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo non \u00e8 un pezzo contro&nbsp;<em>Adolescence<\/em>&nbsp;in s\u00e9. Tutt\u2019altro.&nbsp;<em>Adolescence<\/em>&nbsp;\u00e8 una serie bella, una serie non dir\u00f2 necessaria manco sotto tortura ma insomma utile a sollevare qualche domanda che non fa male, o forse s\u00ec. E poi tutto ci\u00f2 che ha successo \u2013 che diventa, lo dico con una parolaccia, un fenomeno \u2013 ha sempre ragione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo non \u00e8 un pezzo contro&nbsp;<em>Adolescence<\/em>&nbsp;in s\u00e9: \u00e8 un pezzo contro&nbsp;<em>Adolescence<\/em>&nbsp;in voi. L\u2019abbiamo capito che vi \u00e8 piaciuta; e, ben inteso, \u00e8 giustissimo che vi sia piaciuta. L\u2019abbiamo capito che vi ha toccato tantissimo. L\u2019abbiamo capito che io-non-sono-genitore-di-un-figlio-adolescente-anzi-di-un-figlio-in-generale-e-non-posso-capire e voi s\u00ec \u2013 non sono neanche direttore della fotografia ma capisco i piani sequenza, che sono parte aggiuntiva dell\u2019impazzimento collettivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto ci\u00f2 che \u00e8 un successo ha ragione, ma tutto ci\u00f2 che \u00e8 un successo diventa facilmente proiettivo, diventa la-cosa-pi\u00f9-bella-che-ho-mai-visto, diventa esiste-un-prima-e-un-dopo. E non voglio essere nichilista o minimizzarli, questi successi: in tempi in cui nulla stupisce pi\u00f9, in cui niente smuove pi\u00f9 nessuno, son ben contento se arriva qualcosa che accende, infiamma, brucia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Son felice, detto senza la retorica del quanto-sono-belle-e-necessarie-(pardon)-le-sale, che quest\u2019anno l\u2019abbia fatto il cinema; sono contento se lo fa una serie che scuote un po\u2019 le nostre serate sul divano, in un&#8217;annata&nbsp;in cui tutto quello che \u00e8 arrivato in Tv o sulle piattaforme sembrava una somministrazione passiva delle solite pillole, toh, beccate pure questa e mandala gi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema \u00e8 che siamo diventati (mi ci metto anch\u2019io per eleganza), se non analfabeti, inattrezzati di fronte a tutto, e allora ci stupiamo per tutto, anzi ci impressioniamo, come se ogni cosa fosse nuovissima, come se non fosse mai esistito niente prima. E il problema ulteriore \u00e8 che vogliamo essere colpiti e affondati subito, perch\u00e9 non abbiamo pi\u00f9 pazienza, perch\u00e9 siamo abituati alle solite pillole somministrate in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E quindi \u2013 pur nella bont\u00e0 di soggetto, sceneggiatura, regia, recitazione, qualsiasi cosa \u2013&nbsp;<em>Adolescence<\/em>&nbsp;diventa, suo malgrado, la prova evidente di questo bisogno di sbalordimento da somministrare in un\u2019unica dose. Quattro puntate, tutte in piano sequenza appunto (una roba davvero mai vista, che choc!), con il tema da dibattito che riverbera sui social, sui giornali (o quel che ne resta), ovunque, e allora fuori l\u2019insegnante, lo psicologo, la femminista, il prete, c\u2019\u00e8 qualcuno a caso in sala per un commento sui giovani maschietti incel? (Sul tema, consiglio di vedere o rivedere&nbsp;<em>Buone notizie<\/em>&nbsp;di Elio Petri, che ha anticipato la manosfera di quarantacinque anni. Si noleggia su Prime.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 l\u2019effetto inverso di The White Lotus e non la cito a caso: \u00e8 l\u2019altro titolo di cui si parla in questi giorni. Ma se ne parla arrivati alla sesta puntata della terza stagione, dopo cinque episodi a sbuffare: \u201cMa che noia, ma non \u00e8 come le stagioni precedenti\u201d. Perch\u00e9 chi, ripeto, ha pi\u00f9 pazienza? Chi vuole aspettare che storia si \u00e8 immaginata un autore nell\u2019arco di otto ore? Fatemi capire subito tutto nei primi otto minuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stephen Graham, ideatore e protagonista di&nbsp;<em>Adolescence<\/em>,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/cinema-tv\/interviste-cinema-tv\/tutto-quello-che-vorreste-sapere-su-adolescence-dietro-le-quinte-del-fenomeno-con-stephen-graham\/973724\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">dice<\/a>&nbsp;che non immaginava che questa serie sarebbe diventata una bomba che esplode fra le mani, e gli credo. Ma gli inglesi, da sempre bravissimi a scrivere e lo sappiamo, sono evidentemente gli unici oggi \u2013 almeno insieme ai sudcoreani \u2013 a saper intercettare cos\u00ec bene gli umori universali attraverso prodotti diciamo cos\u00ec \u201carty\u201d, o in ogni caso in controtendenza rispetto alle regole algoritmiche della serialit\u00e0 corrente.&nbsp;<em>Adolescence<\/em>&nbsp;\u00e8 la parente strettissima, un anno esatto dopo, di&nbsp;<em>Baby Reindeer<\/em>, altra bello serie per cui per\u00f2 mi veniva da urlare: \u201cMa non avete mai visto niente prima?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi aspetto tra un anno esatto con un\u2019altra&nbsp;<em>Baby Reindeer<\/em>, un\u2019altra&nbsp;<em>Adolescence<\/em>, un\u2019altra serie che non-avevo-mai-visto-niente-di-simile. E ancora una volta avranno ragione loro, avrete ragione voi, e io me la guarder\u00f2 in una sera, e mi piacer\u00e0 pure, e per\u00f2 mi verr\u00e0 da sbuffare un po\u2019, leggendo i vostri post io-non-sono-pi\u00f9-quello-di-prima. Ma ci pensiamo l\u2019anno prossimo, adesso basta, vado a procurarmi un figlio adolescente, cos\u00ec siete contenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/autore\/mattia-carzaniga\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Mattia Cazzaniga<\/a>&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em><a href=\"https:\/\/www.google.it\/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https:\/\/www.rollingstone.it\/&amp;ved=2ahUKEwiKlu-7zNSMAxUE9gIHHUu6DNgQFnoECAoQAQ&amp;usg=AOvVaw3DfbSlSnp2GGn8uCdODmPe\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ROLLING STONES<\/a><\/em><\/strong>, 27 marzo 2025<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:23px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>2.<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La serie, lodata per l&#8217;uso del piano sequenza e la bravura degli attori, risente di un problema strutturale: invece di raccontare una storia e i suoi personaggi, vuole dimostrare una tesi.<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che gli inglesi siano bravi a fare teatro, televisione e cinema non c\u2019\u00e8 dubbio, e buona parte del merito va alla recitazione. Ogni volta ci si chiede perch\u00e9 e poi ci si ricorda:&nbsp;<em>Beh certo, \u00e8 che hanno avuto Shakespeare<\/em>, \u00e8 normale che sappiano recitare, e che scelgano attori e attrici con facce all\u2019apparenza normali \u2013 per normali intendo non belle \u2013 a cui nessuno di noi \u00e8 abituato (perch\u00e9 in Italia, ma anche in America in una certa misura, vedere una faccia non bella evidentemente evoca qualcosa della crudelt\u00e0 e dell\u2019insensatezza della vita che proprio non ci fa star bene quando vogliamo essere intrattenuti, e quindi le releghiamo al grottesco o al macchiettistico). Questo per dire che&nbsp;<em>Adolescence<\/em>, serie Netflix di quattro puntate, di cui stanno parlando tutti, ideata e scritta da Jack Thorne e Stephen Graham, quest\u2019ultimo anche tra gli attori principali \u2013 a proposito di facce significative \u2013&nbsp; \u00e8 ben recitata. Racconta ci\u00f2 che avviene dopo l\u2019omicidio, anzi, il femminicidio, di Katie, da parte del coetaneo appena adolescente Jamie, e lo fa soffermandosi su quattro contesti diversi: c\u2019\u00e8 il momento dell\u2019arresto e dell\u2019interrogatorio, l\u2019esplorazione della scuola frequentata da Jamie e Katie, un bel dialogo tra Jamie e una psicologa, e per ultimo l\u2019attenzione \u00e8 posta sulla famiglia del colpevole. Oltre alla recitazione e alla linearit\u00e0 della narrazione, contribuisce al successo della serie l\u2019utilizzo insistito del piano-sequenza (ogni puntata \u00e8 composta da un solo take), che \u00e8 cosa molto dispendiosa e sfiancante per chi sceglie di affidarvisi, e, quando riuscita e non gratuita, anche gratificante per lo spettatore.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/AD-2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6653\" style=\"width:436px;height:auto\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche anno fa, usc\u00ec, sempre per Netflix,&nbsp;<em>The Haunting of Hill House<\/em>&nbsp;di Mike Flanagan, serie patinatissima eppure curiosamente efficace, liberamente ispirata all\u2019omonimo romanzo di Shirley Jackson.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche l\u00ec, c\u2019\u00e8 un piano sequenza molto lungo. Quando spuntarono i video del making of della scena, molto condivisi sui social, mi entusiasmai. Suppongo per conformismo, pi\u00f9 che altro. Di certo, all\u2019amica tedesca che era stata costretta a vederla con me non poteva fregare meno n\u00e9 della serie n\u00e9 del piano sequenza:&nbsp;<em>ma scusa, non l\u2019ha gi\u00e0 fatta Hitchcock questa cosa? E pure molti altri, no? Che te ne frega se la fa Netflix<\/em>. Allora non seppi rispondere, non sono certa che saprei farlo neanche ora.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per\u00f2 posso aggiungere una cosa riguardo al piano sequenza di&nbsp;<em>Adolescence<\/em>. Pur con tutte le buone intenzioni, \u00e8 limitante per la sceneggiatura. Ci sono momenti poco realistici in cui la gente urla e si dispera o si innescano dal niente rocambolesche e improbabili fughe dalla polizia la cui unica ragione \u00e8: far-succedere-qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, tra gli elementi che fanno gridare al capolavoro<em>,<\/em>&nbsp;c\u2019\u00e8 da dire che guardiamo serie talmente squallide, talmente misere, che questa serie ci&nbsp;<em>sembra<\/em>&nbsp;un capolavoro (lo stesso vale per&nbsp;<em>Severance<\/em>, ma \u00e8 un altro discorso). \u00c8 triste, ma tant\u2019\u00e8. La maggior parte delle serie le possiamo guardare (o \u00e8 consigliato guardarle) mentre sbucciamo i fagioli e pure se ce ne perdiamo un pezzo la sceneggiatura \u00e8 talmente prevedibile che manca poco che esca un funzionario Netflix dallo schermo per dirci&nbsp;<em>Guarda, poi succede cos\u00ec e cos\u00ec<\/em>. \u00c8 il regno della didascalia, prima appannaggio di certi programmi del pomeriggio seguiti da un\u2019audience anziana che ha bisogno di un avviso durante la pubblicit\u00e0 che specifichi che il programma prosegue dopo gli spot, e ora tocca a noi, che a soli trent\u2019anni siamo gi\u00e0 considerati vecchi, a quanto pare.&nbsp;<em>Adolescence<\/em>&nbsp;in questo senso si colloca a qualche gradino sopra, e noi gliene siamo grati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste sono le ragioni, credo, spero, che fanno dire a tutti quanto questa serie sia bella, importante. Di pi\u00f9: necessaria. Bisogna sempre ricordarsi che, almeno a partire dal 2017 \u2013 cio\u00e8 dal Metoo \u2013 il termine \u201cnecessario\u201d in realt\u00e0 significa \u201cridondante\u201d, se non \u201cretorico\u201d. Tutto ci\u00f2 che istintivamente ci viene da definire \u201cnecessario\u201d \u00e8 probabilmente qualcosa che cementifica le nostre certezze, senza scalfirle di un millimetro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora che il campo \u00e8 sgombro, emerge il problema fondamentale della serie: non ci sono personaggi, ma simboli.&nbsp;Il ragazzino \u00e8 un simbolo, la vittima \u00e8 un simbolo, i genitori sono un simbolo, la scuola \u00e8 un simbolo. Per brevit\u00e0 dir\u00f2 che tutti questi simboli vogliono dirci: O tempora, o mores, la scuola \u00e8 impotente, i genitori indifferenti, ed ecco qui il pasticcio. I simboli, a differenza dei personaggi, devono dimostrare qualcosa, incarnare qualcosa (in questo caso il \u201cnecessario\u201d di cui sopra). La volont\u00e0 della serie \u00e8 spiegare la realt\u00e0 e confermare le paure degli adulti pi\u00f9 apprensivi: una realt\u00e0 cattiva, nuova, in cui i genitori sono ignari di ci\u00f2 che succede ai figli quando sono in camera loro, cos\u00ec vicini eppure immersi negli schermi; un mondo in cui la scuola non ha strumenti per contrastarli, questi schermi, a causa dei quali i ragazzini sono privi di qualunque sensibilit\u00e0 (o intelligenza).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse in questo senso l\u2019episodio pi\u00f9 incredibile \u00e8 il secondo, quando i due poliziotti, lei e lui, vanno nella scuola del ragazzino killer che pare contenere piccoli detenuti piuttosto che studenti \u2013 magari nella provincia britannica per\u00f2 \u00e8 cos\u00ec. Ad ogni modo si tratta di una scuola piena di bulli, meta bulli, meta meta bulli, non c\u2019\u00e8 un personaggio che abbia una reazione credibile o affettivamente autentica (qui torna il problema del piano sequenza infinito in cui deve sempre succedere qualcosa di molto drammatico e concitato perch\u00e9 se no l\u2019utente si addormenta). A un certo punto la poliziotta \u2013 che gi\u00e0 era stata notata dallo spettatore meno distratto per la battuta artificiosa \u201cPerch\u00e9 le scuole hanno tutte lo stesso odore? Come un mix di cavolo, vomito e masturbazione\u201d \u2013 se ne sta imbronciata e quando il suo collega le chiede quale sia il problema lei con aria pensosa dice: \u201cIl colpevole si prende sempre la scena: \u2018un uomo violenta una donna\u2019. Ecco, noi abbiamo analizzato solo Jamie [il colpevole&nbsp;<em>nda<\/em>] per studiare questo caso. Katie [la vittima&nbsp;<em>nda<\/em>] non \u00e8 importante, Jamie s\u00ec. Tutti ricorderanno Jamie, nessuno si ricorder\u00e0 di lei. \u00c8 questo che mi d\u00e0 fastidio, \u00e8 questo che mi fa arrabbiare\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/AD-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6655\" style=\"width:501px;height:auto\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sembra di leggere le stories instagram di utenti impegnati all\u2019indomani di un femminicidio. Non si tratta di essere d\u2019accordo o meno con l\u2019affermazione. Stiamo parlando di qualit\u00e0 di scrittura, di caratterizzazione dei personaggi. Questa poliziotta pare giustificare la sua presenza solo in quanto portatrice sana di affermazioni pigramente ragionevoli, di fronte alle quali non si pu\u00f2 che annuire con decisione. Il fatto \u00e8 che il lavoro della poliziotta \u00e8 ottenere giustizia per la vittima: in questo caso si tratta di ricostruire il movente dell\u2019assassino e avere pi\u00f9 probabilit\u00e0 di farlo condannare. Io, se fossi una vittima e potessi scrutare dall\u2019oltretomba il lavoro delle forze dell\u2019ordine, preferirei che una qualche figura professionale si occupasse di questa cosa piuttosto che dei miei sentimenti prima di essere ammazzata. A ricordarmi sono certa che ci penseranno i miei cari, e sono anche piuttosto certa che dopo cinque anni a marcire in carcere nessuno si ricorda pi\u00f9 neanche del colpevole. In generale nessuno si ricorda di niente, la memoria \u00e8 un abbaglio collettivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo episodio regala anche un\u2019altra scena che uno la guarda e, come direbbe Roman Roy di&nbsp;<em>Succession<\/em>, cringia fino a farsi fossile. Il momento in cui il figlio sfigato del poliziotto capo \u2013 nonch\u00e9 unico attore bono della serie (la cui bonaggine ci viene sottolineata a ogni pi\u00e8 sospinto, forse perch\u00e9 per gli inglesi stessi ha dell\u2019inverosimile che qualcuno sia piacente) \u2013 spiega al padre le emoji e le pilloline della menosfera (le rosse e le blu), e uno si chiede come possa essere bravo un poliziotto che avr\u00e0 al massimo quarantacinque anni, di lavoro svolge indagini, sar\u00e0 immerso in un mondo di violenze, stupri e femminicidi e non sa cosa significhi \u201credpillato\u201d, termine su cui perfino i miei genitori, che di anni ne hanno 70, sono oramai edotti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cPap\u00e0, ti rendi conto\u201d, dice il figlio al padre, \u201cJamie \u00e8 stato accusato di essere un incel e tutti sotto hanno messo un cuoricino dando ragione a Katie\u201d. E poi prosegue con una minuziosa traduzione delle emoji \u201cTu alla mamma mandi cuori rossi perch\u00e9 la ami, ma se glieli mandassi gialli vorrebbe dire che sei interessato, viola che sei arrapato. Arancione che andr\u00e0 tutto bene. Ogni cosa significa qualcosa\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il figlio serve&nbsp;<em>solo&nbsp;<\/em>a questo, a spiegare internet al padre boomer, la sua missione ora \u00e8 terminata, pu\u00f2 tornarsene da dove \u00e8 venuto \u2013 il poliziotto capisce di non aver capito niente di questi giovani, che parlano tramite emoji colorate, e che pure condividono un mondo violento e misterioso da cui gli adulti sono esclusi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto piace agli sceneggiatori adulti questa faccenda dei colori! Un tempo nelle serie tv c\u2019erano i braccialetti o i semaforo party: le vittime indossavano bracciali di gomma il cui abbinamento indicava il grado di disponibilit\u00e0 sessuale e via dicendo. Qualcuno di voi forse ricorder\u00e0 il film&nbsp;<em>Thirteen<\/em>. Scritto e diretto da Catherine Hardwicke assieme a Nikki Reed, raccontava del percorso di perversione intrapreso da Tracy Freeland che da brava ragazza la porta a essere demone grazie all\u2019incontro con la gi\u00e0 demoniaca Evie Zamora. I miei genitori impazziti, terrorizzati, stettero male per giorni dopo averlo visto poich\u00e9 il film usc\u00ec nel 2003, ovvero quando io avevo dodici anni, stessa et\u00e0 delle protagoniste. Anche l\u00ec era tutto un codice, un linguaggio segreto, certo meno imbarazzante di quello di&nbsp;<em>Adolescence<\/em>, pi\u00f9 marcio, meno smaltato, meno rivolto ai genitori forse, anzi ora che ci penso magari si portava appresso l\u2019eco caotica dei film di Larry Clark, eppure anche l\u00ec emergeva lo stesso perverso godimento che gli adulti provano da sempre quando vogliono raccontare il mistero e la violenza dei pi\u00f9 giovani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cLa volont\u00e0 della serie \u00e8 spiegare la realt\u00e0 e confermare le paure degli adulti pi\u00f9 apprensivi: una realt\u00e0 cattiva, nuova, in cui i genitori sono ignari di ci\u00f2 che succede ai figli quando sono in camera loro\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/AD-4-1024x641.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6658\" style=\"width:478px;height:auto\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma&nbsp;<em>Adolescence<\/em>, a dispetto del titolo, non vuole raccontare l\u2019adolescenza (bisognerebbe forse poi distinguere tra la prima adolescenza e la seconda; parrebbe che sia la prima a terrorizzarci di pi\u00f9, il momento della corruzione dell\u2019infante, il sopraggiungere del sesso. I dodici, tredici anni ci atterriscono, i sedici sono gi\u00e0 diversi), o comunque non solo, vuole raccontare il rapporto maschio-femmina. Dio ci scampi da coloro che invece di raccontarci una storia vogliono spiegarci il mondo. La spiegazione \u00e8 sempre moralistica, la buona storia non lo \u00e8 mai. La spiegazione non ammette compassione, la storia s\u00ec, per tutti. Sar\u00e0 per questo che&nbsp;<em>Adolescence<\/em>&nbsp;\u00e8 cos\u00ec gelida, noiosa, una noia occultata dalla lucida frenesia formale che genera una tensione posticcia, come quando da adolescente scende l\u2019ecstasy e rimane l\u2019anfetamina e il cuore batte ma non sai perch\u00e9, sintomo privo di correlato emotivo. Per il colpevole non si prova la minima compassione, sembra un robot, programmato per compiere la sua efferata azione e poi comportarsi in modo schematicamente \u201cambivalente\u201d. Eppure, oltre la retorica, oltre ci\u00f2 che sarebbe corretto provare, oltre a tutte le storture che cerchiamo di correggere nel mondo e in realt\u00e0 in noi stessi (vorremmo tanto che ci interessasse della passivit\u00e0 della vittima quando ci\u00f2 che ci preme sapere \u00e8 cosa ha spinto un nostro simile a commettere un atto violento e la risposta \u00e8: la stessa cosa che spingerebbe noi in situazioni diverse) l\u2019unica cosa che credo ci salvi, o salvi qualcuno, o ha salvato qualcuno, \u00e8 provare compassione anche per chi \u00e8 violento, anche per chi tradisce, anche per chi ammazza. Difficile farlo quando la faccia del dodicenne che ha commesso il femminicidio ti scruta con aria perfida dalla cover della serie.&nbsp;&nbsp;<a href=\"https:\/\/lucysullacultura.com\/autore\/irene-graziosi\/\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/lucysullacultura.com\/autore\/irene-graziosi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Irene Grazios<\/a><a href=\"https:\/\/lucysullacultura.com\/autore\/irene-graziosi\/\">i,<\/a> <strong><em><a href=\"https:\/\/lucysullacultura.com\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">LUCY SULLA CULTURA<\/a><\/em><\/strong>, 2025<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. L\u2019ottima serie Netflix \u00e8 diventata (giustamente) un fenomeno. 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