{"id":6328,"date":"2025-03-31T08:47:37","date_gmt":"2025-03-31T06:47:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/?page_id=6328"},"modified":"2025-03-31T09:00:07","modified_gmt":"2025-03-31T07:00:07","slug":"fahrenheit-451","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/?page_id=6328","title":{"rendered":"Fahrenheit 451"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Fahrenheit-451-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6329\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Raramente nella storia del cinema c\u2019imbattiamo in veri e propri capolavori, in film al contempo disarmanti e commoventi, capaci di affrontare grandi quesiti filosofici e politici con estrema profondit\u00e0, lucidit\u00e0 e senza qualunquismo, eppur non essendo tediosi o lenti. Ancora pi\u00f9 di rado, una pietra miliare della letteratura contemporanea \u00e8 adattata con coerenza e giusta visionariet\u00e0, rendendone gli aspetti pi\u00f9 oscuri e proplematici in una veste estetica memorabile. Questo \u00e8 lo straordinario caso di&nbsp;<strong>Fahrenheit 451<\/strong>, romanzo del&nbsp;1953&nbsp;scritto dal geniale&nbsp;<strong>Ray Bradbury<\/strong>&nbsp;che ha infervorato intere generazioni, trasposto su pellicola nel 1966 da <strong>Fran\u00e7ois Truffaut<\/strong>, regista filosofo della&nbsp;<em>Nouvelle Vague<\/em>&nbsp;che con lente esistenzialista rilesse una delle pi\u00f9 annichilenti distopie di sempre, ancor pi\u00f9 valida oggi in cui un\u2019ipocrita e bigotta forma di censura strisciante rischia di impedire la libert\u00e0 di pensiero e parola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.ilcineocchio.it\/cine\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Fahrenheit-451-poster.jpg\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.ilcineocchio.it\/cine\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Fahrenheit-451-poster.jpg\"><\/a>Siamo in un futuro non troppo remoto, la societ\u00e0 \u00e8 costruita su un vacuo benessere privo d\u2019ogni problematizzazione, d\u2019ogni pi\u00f9 profondo afflato, e tale insostenibile leggerezza dell\u2019essere \u00e8 ricercata a viva forza da una forma dittatoriale dal volto amichevole e pervasivo di personaggi televisivi che attraverso gli schermi televisivi dialogano con una pletora di rimbesuiti cittadini \u2013 spettatori. Non solo, per evitare ogni forma di pericolosa riflessione sull\u2019umana condizione, \u00e8 stato istituito un peculiare corpo di pompieri, \u201cla milizia del fuoco\u201d (le cui tenute ricordano le divise naziste), che invece di spegnere incendi appiccano roghi di libri, come nel peggior medioevo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tale corpo lavora Guy Montag (l\u2019<strong>Oskar Werner&nbsp;<\/strong>che con l\u2019<em>autore<\/em>&nbsp;collabor\u00f2 anche in&nbsp;<em>Jules e Jim n<\/em>el 1962), uomo all\u2019apparenza comune e incapace di comprendere la portata delle sue azioni incendiarie, il valore di ci\u00f2 che stava dando alle fiamme, finch\u00e9 non incontra una donna singolare, Clarisse (<strong>Julie Christie<\/strong>&nbsp;che al contempo incarna anche l\u2019egocentrica Linda Montag), che gli domanda se abbia mai letto uno di quei volumi che sovente distrugge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Interrogandosi dunque sul valore oscuro di tali oggetti, tanto preziosi da spigere tanti ad affrontare molteplici pericoli e sfidare la legge, dopo averne trafugato uno,&nbsp;<strong><em>David Copperfield<\/em><\/strong>, ed averlo portato a casa con s\u00e9, una notte inizia a sfogliarlo, e cos\u00ec viene portato ad avvedersi finalmente, subitanea epifania, delle brutture del mondo circostante. Ovviamente, tale pericolosa bibliofilia avr\u00e0 un caro prezzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anzitutto, Fahrenheit 451&nbsp;<strong>rielabora con una certa libert\u00e0 il materiale libresco<\/strong>, riscrivendo alcuni passaggi, semplificandone altri, eliminandone altri ancora (compreso il finale), eppure ne riesce a trasporre l\u2019anima. Da una parte, allora, si materializzano nei fotogrammi con grande potenza visiva alcune delle pagine pi\u00f9 sconvolgenti o inquietanti, non tanto per la particolare crudezza delle immagini, ma per l\u2019idea a cui rimandano. Satirico e desolante \u00e8 il ritratto della frivola moglie Linda, il cui apice della giornata \u2013 o meglio di molte giornate \u2013 \u00e8 l\u2019esser stata scelta per dialogare su questioni futili con dei personaggi televisivi che in una sorta di invasiva interattivit\u00e0 la coinvolgono in uno sterile discorso sulla gestione di un gruppo di possibili ospiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cinica riflessione, i&nbsp;<em>warholiani<\/em>&nbsp;15 minuti di celebrit\u00e0 vengono qui ad assumere i tristi e ironici profili di una tirannide futura giocata sul totale vuoto&nbsp;antropologico e culturale teso al controllo delle menti, dove una superficiale allegrezza scaturita dal un blando intrattenimento e dall\u2019uso di pillole imperversa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Terribilmente nichilista e insieme profondamente idealista, la narrazione \u00e8 realizzata quindi per antitesi, per opposti che rappresentano gli estremi esperienziali in cui si muove l\u2019intera societ\u00e0, e con essa il protagonista nel suo percorso di autoscoperta. Cos\u00ec, se da una parte l\u2019emisfero femminile rappresenta il completo asservimento alla pi\u00f9 bieca superficialit\u00e0, dall\u2019altra il suo doppio, la maestra Clarisse, interpretato dalla medesima attrice, la&nbsp;Christie, \u00e8 il tramite per intraprendere la via della conoscenza.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il medesimo contrappunto si estende poi a tutto lo sviluppo ed&nbsp;<strong>\u00e8 proprio nelle sequenze pi\u00f9 truci in cui si nasconde la maggior poesia<\/strong>: memorabile \u00e8 la scena in cui, dopo essere stata scoperta all\u2019interno di una casa una biblioteca segreta, la proprietaria dichiara di volersi far bruciare insieme ai suoi amati libri, che secondo le sue parole sono \u201cvivi\u201d e parlano con lei; subito dopo un catalogo illustrato di Salvador Dal\u00ec si spalanca, le pagine si aprono da sole, quasi l\u2019oggetto inanimato stesse rispondendo alla sua padrona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, tristemente, tutto viene incendiato e un moto di commozione \u00e8 trasmesso agli spettatori, che non possono che pensare a tutto quel sapere vanificato in maniera cos\u00ec indegna, e alla sua custode che con esso trova un eroico epilogo. Panorama angoscioso e sconsolato, tuttavia&nbsp;<strong>il finale ribalta con uno scenario glabro, ma denso di speranza l\u2019oscura visione futurista<\/strong>; Montag, abbandonata quella che solo in superficie \u00e8 una sfavillante civint\u00e0, approda in una comunit\u00e0 ai margini, quella degli \u201cuomini libro\u201d, ultimi detentori del sapere ormai in via di sparizione. Questi, come mantra professano il prezioso scritto che hanno deciso di memorizzare, quali una collettiva e deambulante Biblioteca di Alessandria in umane spoglie che vive lungo le rive del fiume e che tramanda il dono pi\u00f9 prezioso: il Sapere.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Fahrenheit-451-attori.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6330\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Oskar Werner<\/strong> e <strong>Jiulie Christie<\/strong> protagonisti del film<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Truffaut, allora, che dell\u2019antropologico ha fatto l\u2019epicentro della sua intera filmografia, quivi tratta l\u2019umano con una certa distanza.&nbsp;<strong>L\u2019insolita freddezza in termini di indagine psicologica e dei sentimenti \u00e8 tuttavia solo apparente e circoscritta<\/strong>, tesa a rendere il vuoto in taluni frangenti della societ\u00e0 che raffigura. Essa emerge difatti nei laconici e freddi dialoghi domestici tra i coniugi Montag, o nello scambio secco di battute tra i membri delle milizie del fuoco, ma le \u00e8 contrapposto ad uopo il vero e proprio fiume verbale dell\u2019inventiva e non omologata Clarisse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec si vuole tratteggiare la disumanizzazione, che per\u00f2 esalta ulteriormente, qualora affiancata, quelle poche vestigia di civilt\u00e0 rimaste, come la giovane maestra reietta o la donna che brucia con i suoi libri. D\u2019altro canto, il regista \u00e8 interessato non tanto all\u2019immaginario fantascientifico di per s\u00e9 (\u00e8 un caso anzi che venga esplorato in una sua pellicola), quanto alle considerazioni profonde che l\u2019opera bradburiana contiene, pi\u00f9 strettamente connesse all\u2019esistenza e sempre attuali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fahrenheit 451 \u00e8 non solo uno dei migliori film incentrati su futuri distopici, ma anche uno dei pi\u00f9 alti culmini della storia del cinema nella sua interezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">16\/01\/2018 recensione di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilcineocchio.it\/author\/sabrina-crivelli\/\">S<\/a><a href=\"https:\/\/www.ilcineocchio.it\/author\/sabrina-crivelli\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">abrina Crivelli<\/a> <em>(16\/1\/2018)<\/em> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.ilcineocchio.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">IL CINEOCCHIO<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raramente nella storia del cinema c\u2019imbattiamo in veri e propri<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"two_page_speed":[],"footnotes":""},"class_list":["post-6328","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/6328","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6328"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/6328\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6340,"href":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/6328\/revisions\/6340"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.campifilmfestival.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6328"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}